au fil de l'herbe, c'est le début. le fil de l'herbe entre mes lèvres je souffle une plainte stridente, je sonne faux pour ouvrir une brèche de gaité primitive dans l'air épais et humide.

Est-ce le cri d'un nouveau-né ou la plainte d'un agonisant?

C'est la voix de l'herbe qui comme un fil se tend toujours entre ciel et terre avec une simplicité déroutante.


Dimanche 22 juin 2008



chaque aube
cache un diable.

il sortira dès que les rayons
commenceront à se réchauffer.
et il faudra bien se rendre à cette idée,
se réveiller.

que diable!



Vendredi 6 juin 2008


il s'agit d'aller, de venir. il s'agit d'écrire enfin, de prendre le temps qui est toujours là autour de moi et qui glisse comme de l'eau sur ma peau imperméable et lisse tandis que j'interroge les vibrations de mon pouls sans respirer.

prendre le temps, l'absorber, en etre... broyer tout un tas de choses à faire avec la nonchalance d'un chien qui ronge son os, sans jamais quitter de l'oeil l'épaisseur des feuilles des arbres ni la température exacte du poil au soleil et à l'ombre.

un chien sachant se coucher sur les prés peut nous apprendre à nous y rouler et la quantité de paille sur nos cheveux éloigne d'autant nombre de coiffeurs désoeuvrés, coincés et survoltés, souffrants et oxygénés dont nous pouvons de fait nous priver...

le désir monte toujours par la cage d'escalier, s'échappant ensuite par la fenetre pour parfumer un peu le quartier.

autoroutes du désir incertaines de leur avenir, nos maisons regardent les arbres et envient leur sève.

elles s'écroulent virtuellement sur elles-memes, changeant de formes dans l'oubli du sommeil.

nous sommes quittes.

je sors leur chercher à manger.

cela me fera des vacances...


Dimanche 20 avril 2008
è davvero terribile non avere vittime da mettersi sotto i denti. Ti svegli con quella vaga sensazione che pervade piacevolmente ogni tua fibra: RODIMENTO DI CULO....

Più passano i minuti e più si carica, puoi vedere gli elettroni a fior di pelle che formicolano. E senti un DELIZIOSO impulso distruttivo. Desideri intimamente che vada di fuori il latte o che si rompa il manico della caffettiera, per poter tirare una bestemmia ben concepita, e forte, che la sentano almeno i vicini!

Ah, come sarebbe bello, in questi momenti, poter contare su un PARTNER, sempre il solito, buono, affidabile, che non ti lascerà mica per così poco, sarebbe incongruo. Un partner che si sveglia in pigiama, al tuo fianco, ed è, in quel momento, TOTALMENTE vulnerabile!

Lo ridurresti volentieri in poltiglia, gli rovineresti la giornata nei primi 5 minuti così, gratuitamente... Nessun buonumore amorevole può resisterti. Sei da record dei 5 min. Astuta, troveresti proprio il gesto e la parola adatta. E poi lo abbandoneresti a contorcersi nel dolore, perché o ti lascia definitivamente dato che te lo cerchi, oppure sopporta questa atroce ingiustizia. Il famoso compromesso della coppia! Che meraviglia! Datemi una vittima...

In questo preciso istante, se il mondo potesse sprofondare nella guerra civile e se Berlusconi potesse governare anche la Luna, se gli Ugandesi ci invadessero violentando tutte le "nostre" donne, se quella stronza della tua amica 50enne in crisi decidesse finalmente di drogarsi, ti potresti posizionare alla finestra, masticare maliziosamente uno stuzzicadenti, ed accennare un lieve sorriso compiaciuto.

C'è un limite alla violenza gratuita che può scaturire dalla sindrome pre-mestruale? Non so, so solo che sfogarla senza un partner adeguato e sottomesso è molto più difficile.



Jeudi 27 décembre 2007
Se lui mi amasse, potrei poggiare la testa sul cuscino, sciogliere i capelli e dormire come una bambina. Potrei giocare con le collane e muovere le gonne, farmi bella e battere i tacchi sul pavimento.

Se lui mi amasse, avremmo un altare al quale offrire gesti pagani. Come quel boa azzurro e quei fiori di plastica che le prostitute portano ad una madonnina sbrecciata, così il tempo muto e i rumori sordi del quotidiano, i retroscena intrisi di inerzia e incerti di vergogna, troverebbero casa finestre e persiane.

Se lui mi amasse, piangerei a lungo. Perché è un amore che non ricordo. Un dolore antico si sparge sui prati. Piedi bagnati. Le statue si spezzano, e tutto è acqua.

Potrei navigare. Pensieri veri, oggi, e domani, potrei tacere, potrei lavorare. Potrei amarlo, a volte lo guardo ma poi lascio stare.

Ricevo desideri, spogli ma sinceri. Abbraccio solitudine, coraggiosa e stanca. Assaporo squarci di un volere intenso. Dimentica, sorrido e lo lascio andare.


Jeudi 1 novembre 2007
Il buon senso è il punto d'incontro più evidente tra intuizione e razionalità.

Ovvero, sono gli elementi sui quali il logos conscio del pensiero cartesiano si trova spontaneamente e regolarmente d'accordo con l'intelligenza corporea, inconscia ed istintiva, senza che nessuna obiezione riesca a rimetterli in questione seriamente.

Il buon senso si manifesta in maniera "contestuale" e si esercita in determinate condizioni spazio-temporali. Come una bussola che punta verso Nord, indica una direzione relativa e per nulla assoluta, che verrà percepita diversamente a seconda del punto di osservazione. Per questo motivo è difficilmente dimostrabile la sua esistenza. Il buon senso rappresenta il "minimo comune denominatore" che armonizza le percezioni, che ci fa "sentre bene".

Negare la sua esistenza o sviluppare percorsi intellettuali che non lo assumono come base primaria è un tipico vizio della società borghese illuminista, che tende a surriscaldare il sistema nervoso cerebrale, nei suoi aspetti più superficiali (stato di veglia, caffè), ignorando le capacità cognitive di tutto il resto del corpo e degli altri stati (meditazione, attività onirica, tensione emotiva, ma soprattutto flussi e scambi energetici legati alle attività fisiche, sessuali e spirituali).

L'uso del buon senso ritrovato può grantire un notevole risparmio di tempo, parole, immagini, fantasmagorie illusorie e i loro retroscena, senza contare l'incredibile sollievo che si prova nel superamento della dicotomia tra il corpo e la mente, tra serietà e ironia, tra purismo linguistico e colore dialettale, che si può riassumere positivamente nell'espressione "parla come magni".

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